Lezioni d’empatia: quando il bene dell’altro parte da te

lezioni di empatia

 

Si possono fare mille discorsi sul concetto di empatia, ma mai alcuna parola è tanto evocativa come un esempio. Per questo motivo, per comprendere l’empatia, bisogna praticarla…

Essere empatici è una predisposizione dell’animo, un viaggio in se stessi alla scoperta dell’altro.

Il termine deriva dal greco, en ‘dentro’ e -pátheia ‘-patia’, ed è comparso per la prima volta durante la seconda metà del secolo XIX. En: dentro – Patia: sentire, sentire da dentro (en), provare un’emozione da dentro.

La predisposizione naturale ai rapporti umani è una conseguenza dell’empatia. La capacità, in termini psicologici, di mettersi nei panni dell’oggetto di studio, o ancora di provare le emozioni dell’altro, si acquisisce nel tempo. Il vissuto di una persona, le relazioni che stabilisce nel corso del tempo, creano le basi per sviluppare l’empatia, ma ogni soggetto varia in base alla sua personalità.

 

Io chiamo religioso colui che comprende la sofferenza degli altri.
(Mahatma Gandhi)

Nei rapporti umani, l’atteggiamento empatico è vincente. Molti pensano che il mondo delle relazioni debba andare avanti in modo spontaneo, in realtà, ogni storia necessita di cure, attenzioni, rispetto ed altruismo. Queste parole tradotte in un contesto affettivo, si legano alla parola AMORE. Chi ama è anche empatico.

L’empatia è la capacità di non giudicare un momento di smarrimento dell’altro, è la volontà di capire laddove alcuni atteggiamenti dell’altro appaiono inconcepibili. Vuol dire soprattutto non far prevalere l’ego a tutti i costi. 

 

lezioni di empatia

 

La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare.
(Carl Rogers)

 

Arrivare ad un’idea di amore così alto non prescinde dalla consapevolezza che il bene dell’altro passa prima dal nostro. AMARSI, tradotto in termini psicologici significa avere autostima. In un articolo precedente “Per stare bene davvero, occorre essere soli o accompagnati?” ho spiegato come i rapporti umani siano costellati da momenti di fragilità perché condizionati dal rumore mediatico che spinge all’individualismo e all’isolamento.

Ho altre-sì analizzato l’importanza di saper stare da soli per poi poter dare all’altro, non il meglio o il peggio di sé, ma se stessi. Tutte le persone che si amano, hanno imparato a fare del proprio dolore un motivo di crescita e di forza. Hanno compreso il valore dei propri limiti accettandoli, non facendoli subire all’altro. Molti hanno capito l’importanza del processo di auto-riflessività, per poi modificare il proprio comportamento.

Solo dopo aver compreso questo passo, possiamo agire con consapevolezza e riuscire ad essere empatici.

Solo un uomo che conosce se stesso, può conoscere gli altri…

Conoscersi vuol dire accettarsi, e non volersi modellare a ciò che gli altri chiedono, mettersi in discussione e non auto-assolversi per ogni azione commessa.

L’atteggiamento di una persona matura è proprio quello di non compiacersi a tutti i costi, vedendo gli altri come cause dei proprio problemi. Il giusto equilibrio tra accettazione delle zone d’ombra e dei talenti: questa è l’autostima.

 

Sostiene Mark Twain:” La peggior solitudine è di non star bene con se stesso”, una verità assoluta. Se non si sta bene con se stessi, non si potrà iniziare alcun percorso, alcuna storia, alcun progetto.

Quando ti senti  giù, impara a prenderti del tempo per capire cosa desideri. Lo smarrimento può essere evitato, tenendo a mente dei validi principi. In quest’articolo, puoi capire da dove partire “Aiutarsi da soli nei momenti di difficoltà”.

Solo in questo modo puoi amare, far coincidere le parole autostima con quella di empatia. Quando una relazione inizia con questi presupposti, la bellezza è assicurata.

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