Intervista a Fabio Troiano: l’attore più eclettico d’Italia

Fabio Troiano è un attore che abbiamo visto in tante serie TV, e al cinema, fino al suo ultimo lavoro con Vincenzo Salemme, “Prima di Lunedì”

Lo possiamo definire “eclettico”e che riesce a dare personalità e verve ad ogni personaggio da lui interpretato.

Qual’ è il personaggio che ti è piaciuto di più interpretare nella tua carriera?

Premetto che nel corso del mio lavoro, ogni personaggio mi ha lasciato qualcosa, e in un certo senso mi appartiene. Tra tutti, quello che ricordo con piacere è stato il mio primo personaggio al cinema, chiamato “l’angelo” (un ras di quartiere) del film “Dopo Mezzanotte”. Mi ha dato tante gratificazioni per vari motivi, in primis perché ho avuto il piacere di lavorare con un regista che stimo molto, Davide Ferrario, col quale sono stato al festival di Berlino, e dove ho visto il mio ruolo candidato al David di Donatello. Se proprio dovessi sceglierne uno, non esiterei a dirti questo.

Quand’è che hai capito che volevi fare l’attore?

Inconsciamente l’ho sempre saputo. Da bambino, sentivo la necessità di esprimermi in pubblico, ma non sapevo dargli un nome.
Una delle cose che amavo, era imitare dei personaggi, come la vecchina, il nonno e “metterli in scena” davanti ai miei parenti, durante i pranzi della domenica.
Vedere il riso sui volti di chi mi ascoltava, mi faceva stare bene. Mi piaceva il fatto che le persone avessero delle reazioni.
Da quel desiderio lasciato un po’ nel cassetto, alla vera realizzazione, il percorso è stato lungo.
Ho dovuto studiare molto e impegnarmi, perché nulla mi è stato regalato. Non credo all’improvvisazione nel mio mestiere, come in tutti gli altri del resto, le poche persone che ci riescono sono dei geni. Se, ad esempio, pensi che puoi fare l’attore dopo aver fatto un reality, non è quella la strada giusta.
Tempo fa ero iscritto alla facoltà di architettura, che poi ho lasciato per il cinema, ma non mi sentirei di dire che posso progettare una casa, devo sapere per bene come si fa.
Così come nel mio lavoro, non posso affidarmi al caso, ma alla tecnica e alla mia capacità di immedesimazione. Grazie all’estro, poi sono riuscito a perfezionarmi e solo ora posso dire che faccio l’attore.

Dove hai studiato?

Ho studiato presso l’accademia teatrale, il Teatro Stabile di Torino, con il grande Luca Ronconi, seguendo prima un corso di tre anni, più un altro di perfezionamento. Si è trattato di un percorso lungo, con sacrifici ed impegno. Ho lavorato oltre a studiare, facendo tanti piccoli lavori, pur di riuscire nel mio intento. Devo ringraziare anche i miei genitori che hanno, sin da subito, creduto in me.
Se oggi sono arrivato ad un certo punto, è perché anche loro mi hanno dato fiducia in qualcosa di “aleatorio” sostenendomi sia emotivamente che con qualche contributo.
Entrare in quella accademia è stato pazzesco. Ogni tre anni, vengono selezionate 18 persone su 1000, e sapere di essere tra loro, mi ha spiazzato. La reazione dei miei è stata sorprendente, loro mi hanno incoraggiato a continuare.

Tra teatro, cinema e televisione: dove ti senti più a tuo agio?

Quando penso al mio mestiere di attore, lo definisco a 360 gradi. Sicuramente, tra le tre dimensioni, esiste una fruizione diversa, così come l’aspetto tecnico.
Per quanto riguarda il mio sentirmi attore, in questi tre mega contenitori, la mia aspettativa deve essere sempre alta. Ciò che fa la differenza è il progetto che mi viene offerto.
Nella mia carriera ho rifiutato poche cose, perché ho sempre intravisto in ogni progetto una possibilità di crescita. Mi arriva un prodotto grezzo e sta a me contribuire a raffinarlo, diventa una sfida cercare di miglioralo in tutti gli aspetti, per poi trovare anche una soddisfazione in questo.
Oltre all’attore, ti sei cimentato anche nella scrittura di film, come è stata quest’esperienza?

Il mio ultimo film “Prima di lunedì” è stato proprio scritto da me, in genere, lavoro con un altro sceneggiatore-regista, Massimo Cappelli, col quale ho già un altro progetto in corso. L’idea di riuscire a portare al cinema qualcosa di “mio” è per me già vincente. Se poi va anche bene, ho stravinto.

Il tuo rapporto con i fans?

Cerco sempre di essere gentile con chi mi riconosce per strada, ho un senso di gratitudine, perché se entro in un posto e non mi riconosce nessuno, forse starei a disagio. Mi capita di incontrare tante persone e magari può capitarmi di sentirmi stanco, ma mi metto nei panni di chi prova l’entusiasmo per una foto o un autografo e questo mi porta ad essere sempre disponibile. Infatti, non mi spiego, come mai alcuni miei colleghi rifiutino ogni contatto con i fans. Lo trovo ipocrita, poiché una delle prime cose che spinge una persona a fare l’attore è l’egocentrismo.
Ti piace stare tra la gente, è un lavoro “figo” che ti porta a stare sotto i riflettori e dunque diventa naturale che gli altri ti riconoscano per strada.

C’è qualcosa che avresti voluto fare e non hai fatto?

Forse tutte ciò che avrei voluto fare e non ho fatto, sono cose che non mi hanno proposto. Sono soddisfatto di ogni lavoro svolto, perché ognuno mi ha portato ad intraprendere delle strade inaspettate.
Negli ultimi anni, ho partecipato a vari progetti che mi hanno fatto conoscere diversi attori, che poi sono diventati anche miei amici, come Giorgio Pasotti, Martina Stella. Sono queste le esperienze che ti arricchiscono anche dal punto di vista personale.

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