Sociologia

Ecco perché non bisogna dare per scontato le relazioni…

Oggi voglio parlarvi di un tema affrontato molto in psicologia, che riguarda la capacità di resistere ai “colpi duri della vita”, alle delusioni che sono sempre in agguato. Partiamo da questa dichiarazione:
“Ho smesso di credere a quelle persone che mi dicevano “ci sono”. A quelle che ogni tanto mi prendevano per mano e mi assicuravano che loro ci sarebbero stati sempre per me. Ho smesso di vedere quello che mi sembrava fosse, e ho iniziato più a capire quello che in realtà c’era. E ho visto. Ho visto che le persone possono lasciarti, mandarti via con una facilità incredibile. Ho visto che per loro è sempre più semplice perché ti sbattono la porta in faccia ridendo mentre tu piangi ripetendoti a mente i loro “ci sarò”, i loro “ti voglio bene”. Ho smesso di credere a tutte queste bugie. Ho imparato la lezione. Se uno rimane lo si capisce quando ti guarda e intanto ti sorride, ma non dice nulla”. Efraim Medina Reyes
Ho smesso di credere a quelle persone che mi dicevano “ci sono”… Ho visto che le persone possono lasciarti, mandarti via con una facilità incredibile… Quante volte abbiamo avvertito il senso di delusione dopo la rottura di un rapporto? Non importa l’entità della relazione, poteva trattarsi di amicizia, amore, parentela, ma il dolore persiste. Non accettiamo la facilità con cui una persona decide all’improvviso di chiudere con noi. Il punto è che non accade così di botto, ma un taglio netto è la conseguenza di una scelta già maturata nel tempo. O di una decisione emergenziale presa perché non si hanno altre soluzioni. I rapporti umani sono costellati da momenti di fragile intesa, mi piace definirli così, piuttosto che parlare di “crisi”. Le crisi avvengono quando un equilibrio viene a rompersi, quando le basi di un rapporto sono messe alla prova dalla mancanza di una comunicazione o di un dialogo mal gestito, dove prevalgono le accuse e le sopraffazioni. In genere, le crisi portano ad un cambiamento: fanno male, ma ci lasciano un senso liberatorio, perché finalmente ci risolvono un problema. Invece, i momenti di fragile intesa si producono lentamente, nella quotidianità. Avviene che tra due persone inizia a calare il desiderio di raccontarsi e di vivere. Non sempre riguarda entrambi i soggetti coinvolti (premesso che mi riferisco ad una diade) a volte può interessare una persona e poi l’altro di riflesso, si comporta di conseguenza. Succede in modo molto graduale. Succede che una persona che tanto amiamo inizia ad essere meno presente, più distante e quei gesti di attenzione che aveva nei nostri riguardi tendono ad essere sostituiti dall’assenza, dalle parole non dette e la fuga. Questo meccanismo installa una dose di scontro tra le due parti perché chi era abituato a ricevere delle attenzioni particolari, inizia a chiedersi come mai ciò non avvenga più.
Il rapporto a due è una sinergia, un racconto che va alimentato, un processo mai completato del tutto.
Che sia amicizia, amore, famiglia… ciò che non dovrebbe mai mancare è la voglia di affidarsi all’altro. Primo punto messo in discussione: la fiducia. Basta poco per metterla da parte, con disattenzioni, parole mal interpretate, gesti scortesi e cattive intenzioni. Le bugie contribuiscono a mettere in crisi anche il rapporto più solido. Allora, che fare in questi momenti? Dobbiamo sempre aspettarci che l’altro faccia qualcosa, che si presti al dialogo o sta a noi cambiare le carte in regola? Purchase this image at https://www.stocksy.com/1030509 Non a caso, vi ho riportato la citazione di Efraim Medina Reyes, quando dice: “Ho imparato la lezione. Se uno rimane lo si capisce quando ti guarda e intanto ti sorride, ma non dice nulla“. Possiamo comprendere subito che non possiamo aspettarci troppo dalle persone e non dare per scontato le loro cure e attenzioni. Chiunque di noi può attraversare un periodo di confusione, di dubbi ed insoddisfazioni, è giusto e doveroso lasciare del tempo di riflessione. Mi spiego meglio: se qualcuno vuole andare, meglio lasciarlo fare. Non possiamo assumerci il compito di saper gestire i suoi pensieri, avrà le sue motivazioni. Bisogna saper lasciar andare e soprattutto convivere con la mancanza di quella persona. Questo processo di distacco avviene, sopratutto, quando impariamo a convivere con noi stessi. Come si fa? Fidarsi del tempo che passa. Questo processo automatico di salvezza per ciascuno di noi agisce, indipendentemente, dalla nostra volontà.
Purchase this image at https://www.stocksy.com/1030494 Aver fiducia nel tempo, significa lasciare che le cose trovino il loro normale equilibrio.
  • Non possiamo pretendere di risolvere da soli ogni evento che ci capita, spesso davvero non possiamo fare altro che aspettare. Dobbiamo staccarci dall’idea che tutto dipende da noi.
  • Non forzare i comportamenti degli altri, è un altro consiglio. Non bisogna mai innescare reazioni per ottenere risposte. Il silenzio agisce come forte catalizzatore delle rabbie represse.
  • Non additate all’altro tutte le colpe, i momenti di fragile intesa sono generati da ansie reciproche.
  • Imparare a stare da soli per un periodo dove i pensieri necessitano di essere “accordati” secondo una logica che permette di capire gli eventi, senza lasciarsi trasportare da quelli illogici dettati dalla paura.
Chi riesce a convivere con le proprie paure, a mettere un freno all’ansia e al bisogno di presenza dell’altro riesce a conquistare se stesso e dopo… le illusioni non saranno nemmeno considerate tali, ma delle occasioni per conoscere meglio se stessi e imparare non ad isolarsi, ma a non dare per scontato le relazioni.
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Enza Angela Massaro è una giornalista pubblicista, laureata in Sociologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Lavora come docente di sociologia e comunicazione presso enti di formazione e nel tempo libero si dedica alle sue due passioni: la moda e la fotografia.

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