Sociologia

Paura d’ingrassare? No, thanks! Al mio corpo ci penso io…

La paura d’ingrassare è molto diffusa tra la popolazione, soprattutto quella femminile. L’idea di aver messo anche solo un chilo è un tormento per coloro che vivono male il rapporto con il proprio corpo, che spesso degenera in atteggiamenti compulsivi ed ansiogeni. Si tratta di un comportamento piuttosto diffuso che colpisce le donne di qualsiasi età, non solo le giovanissime. Vediamo le origini di questo malessere… I disturbi alimentari, indipendentemente se vogliamo definirli a partire dall’ “anoressia” o dalla “bulimia”, hanno una chiara origine nel substrato culturale di riferimento, ma soprattutto sono generati da una condizione psicologica rimasta irrisolta. Perché per noi donne è così importante avere il controllo sul nostro corpo? paura di ingrassareTutto parte dal rapporto che abbiamo stabilito con nostra madre, dai commenti che ascoltavamo da lei quando eravamo bambine, dal confronto con i compagni di scuola e man mano con le storie d’amore successive. Il nostro corpo è sempre vissuto in relazione ad un’altra persona: il partner, gli amici, i parenti. Se poi pensiamo che è anche la stessa società o il lavoro che ci obbligano ad un certo standard fisico, non usciamo più dalla ragnatela delle aspettative che ricalcano il modello della perfezione e la sensazione che ne sovviene è che spesso ci sentiamo spersonalizzate, mai abbastanza libere per poter vivere un rapporto intimo con noi stesse. Quando sentiamo che stiamo perdendo il controllo sul nostro corpo, dovremmo chiederci cosa ci fa preoccupare ed andare in allarme, a tal punto da non vivere più serenamente. Sarà che non riusciamo ad accettarci in maniera diversa, rispetto al nostro modello ideale prestabilito, o perché non riusciremmo a tollerare chi, anche con un solo tono di leggerezza, potrebbe dire:”Come sei ingrassata!” da farci sentire inadeguate… e prive di autostima. In realtà, tutto parte dalla sicurezza che abbiamo in noi stesse. Dovremmo accettarci come persone e sentirci riconosciute con una personalità che va ben oltre il corpo e la forma… facile a dire, difficile da mettere in pratica. Ma perché? Tutto dipende da come noi vogliamo vedere il nostro corpo… Alleato o nemico? Io direi di partire dalla “fratellanza” che possiamo stabilire con esso, tutelandolo e proteggendolo. Ascoltare i segnali che il corpo ci manda, vuol dire prima di tutto fermarci e restare un attimo sedute a riflettere, capire perché il nostro corpo di chiede più cibo? Il suo potere rassicurante diventa una sorta di droga quando siamo depresse, nervose o stressate… Bisogna saperlo ascoltare, in base ai “sintomi”… E’ come un bambino che si esprime solo attraverso lo stimolo della fame, della defecazione, dei vari dolori alle ossa o ai muscoli ed infezioni varie, come un bambino che si arrabbia e ci fa sentire male o “gonfie” e ci garantisce una forma splendida se abbiamo cura di lui. Lavorare su quest’immagine “materna” che possiamo avere del nostro corpo fortifica il nostro senso di dovere dal prenderci cura di noi stesse, poiché chi vive male il rapporto con il proprio corpo in genere è una persona che si preoccupa prima degli altri e poi di se stessa. Quando abbiamo la paura di ingrassare e quindi di non riuscire a perdere qualche chilo, basterà ridimensionare il problema, distribuendolo per tappe. Ecco un esempio: Decidere giorno per giorno i vari step da eseguire per ritornare alla forma prevista, informandosi con un esperto in nutrizione, evitando diete costruite ad hoc. Concedersi più pause al giorno per riflettere ed ascoltarsi è sicuramente un buon modo per volersi bene… È bello premiarsi dopo aver raggiunto un obiettivo e non essere troppo severe se non si riesce subito a dimagrire. E’ bello appuntare su carta i propri cambiamenti, le misure, il peso e coccolarsi infine con creme per il corpo profumate ed abiti che ci valorizzano… Far pace con noi stesse è il primo passo verso la felicità!          
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Enza Angela Massaro è una giornalista pubblicista, laureata in Sociologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Lavora come docente di sociologia e comunicazione presso enti di formazione e nel tempo libero si dedica alle sue due passioni: la moda e la fotografia.

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