Aiutarsi da sé nei momenti di difficoltà

Spesso accade che viviamo un periodo di intenso dolore che somatizziamo attraverso l’ansia che è causata spesso da rabbia, tristezza e malinconia non elaborate o mal gestite. Quando proviamo queste emozioni, il nostro cervello reagisce con un processo di auto-difesa con la rimozione o la negazione. Con un percorso latente, l’ansia continua ad esistere e poi scoppia in crisi manifeste. I segnali variano in base a tante variabili, ma spesso anche se ci irritiamo per nulla o ci chiudiamo in un bozzo che è difficile far aprire, dove gli altri ci sembrano nemici, sono dei sintomi di un’ansia repressa, fondamentalmente la sua emozione di base è la paura.

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Si tratta di emozioni negative, ma ciò non vuol dire che siano meno importanti di quelle positive. Ognuna di esse ci occorre per comprendere altri aspetti di noi. Premesso che non debbano essere demonizzate è anche vero che non possono essere alimentate a lungo. Per ogni dolore e sofferenza c’è un momento di estensione delle sensazioni di perdita e di vuoto, poi la somatizzazione, la realizzazione e l’accettazione. Quando questi processi non seguono un iter limitato nel corso del tempo e si inceppa un meccanismo, tipo che restiamo bloccati nella fase della non accettazione, purtroppo potremmo incorrere in ansia cronica.

L’elaborazione di una perdita, è come quella del lutto, con maggiore o minore intensità dipende dalle persone. In genere bisognerebbe viverla con la massima serenità, ma il più delle volte viene esasperata da conflitti e rancori che generano uno stato di malessere profondo.  Il lutto in sé, merita un capitolo a parte, per via della complessità del fenomeno. Ma parliamo della perdita di quando una persona cara, per vari motivi, non è più nella nostra vita. La nostra mente che prima era abituata a vivere certe emozioni e abitudini, si ritrova in uno stato confusionale, proprio come quando non riusciamo a codificare cosa c’è intorno e automaticamente la reazione che il nostro organismo ha è simile a quella di un lutto. La valutazione dell’ambiente esterno che si percepisce “vuoto” senza l’altro, il dover rinunciare a delle routine, il continuo pensare a quella persona creano dei forti stress mentali ed è opportuno uscire da questi meccanismi.

Uno dei rimedi è il non crogiolarsi a lungo nell’inattività. Forse durante i primi giorni avvertiremo una grande necessità di dormire, che però se perdurata a lungo può alterare il nostro ciclo sonno-veglia e soffrire d’insonnia e stanchezza cronica. L’ansia determina l’insonnia di per sé ed è molto difficile riuscire a gestirla in modo naturale senza ricorrere a dei farmaci. Il rimedio naturale è la tisana di passiflora e valeriana. Ma il più delle volte basta evitare di ricorrere a degli input esterni, come ascoltare la musica di notte con gli auricolari o stare troppo tempo al pc o al cellulare, perché sono attività reattive per il cervello. Tenersi impegnati è fondamentale, più l’attività è pratica, più sarà difficile pensare al nostro dolore. Darci dei micro obiettivi, anche se le nostre giornate sembrano vuote, bisogna cercare di fare le attività più semplici, come il mettere in ordine la casa, una semplice doccia o un momento dove dedicarci alla cura di noi. Dobbiamo essere, inoltre, molto comprensivi e pazienti con l’altro che non c’è più, forse è l’esercizio più difficile da fare, ma quello più utile da mettere in pratica in questi casi. 

Tenere a bada l’ansia non è semplice, ma sicuramente scaricarla è possibile attraverso la scrittura, dove raccogliamo le nostre emozioni e le “gettiamo” su carta, perché in questo modo è come confidarci con qualcuno e quindi liberarci, semmai in parte, di un dolore. Fare qualsiasi forma di attività aiuta a tenerci lontani dal senso di smarrimento… ovviamente attività che non implicano un nostro dovere, un nostro senso di colpa o dolore. Solo cose leggere, sane e semplici.

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