Antropologia

Il Diavolo: analisi antropologica e storica dell’essere più temuto

Recentemente mi sono dedicata alla ricerca di alcuni termini antropologici e ho trovato interessante il libro di Alfonso M. Di Nola intitolato “Il Diavolo” – la sindrome demoniaca sovrasta l’umanità – pubblicato nel 1980 e ancora molto attuale per il suo carattere socio-storiografico e culturale.

Nell’accezione comune il diavolo è così definito: Lo spirito del male, che si configura e si precisa come nemico di Dio e degli uomini, sul piano teologico e morale (lasciarsi tentare dal d.), spesso individuato, nella fantasia poetica e popolare, col modulo iconografico che rappresenta gli spiriti infernali (aspetto repellente, in cui confluiscono caratteri umani e bestiali)”.

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I diavoli sono, sotto il profilo della loro reale consistenza, un nulla ovvero un’immagine proiettata in raffigurazioni visibili e corpose della conflittualità tra uomo e realtà storica

Seguendo l’impostazione di Di Nola, avremo una definizione molto più universale e filosofica: “i diavoli sono, sotto il profilo della loro reale consistenza, un nulla ovvero un’immagine proiettata in raffigurazioni visibili e corpose della conflittualità tra uomo e realtà storica”. Alla base di questo concetto c’è una lotta perenne tra il bene e il male, che parte dalla creazione universale e pone al centro l’uomo, nato da un Dio benefico che lotta combatte il principio malefico rappresentato appunto dal diavolo. La figura del male personalizzato ha origini al di fuori del Cristianesimo e dell’Ebraismo, con radici molto più antiche, a partire dalle civiltà mesopotamiche, egiziane, fino ad estendersi alle culture orientali ed occidentali. Grazie ad alcune indagini storiografiche è possibile risalire all’identikit del demonio, sintetizzato attraverso questi punti:

  • In principio (ai tempi della creazione) il mondo nasce da una potenza malefica, l’uomo rappresenta una creazione sbagliata ed è la rottura di un’unità iniziale (pleroma) che turba le strutture dell’ordine dovute al suo oppositore.
  • Si presentano narrazioni dell’origine del mondo (cosmogonia) e narrazioni dell’origine dell’uomo (antropogonia) dove spicca la figura del principe del tempo (o diavolo).
  • Il diavolo nasce come conflitto tra uno stato culturale ed uno precedente, si diffonde attraverso credi religiosi e viene a rappresentare il sostrato culturale precedente (come qualcosa di negativo) rispetto ai nuovi valori.
  • Sotto questa dialettica di formazione anagrafica del demonio appaiono motivi di carattere economico e politico.
  • La figura demoniaca ha un duplice livello di esperienza umana e storica: ogni evento nefasto è attribuito al male, quindi al diavolo. Esso rappresenta la figura su cui esorcizzare ogni male.
  • La figura, una volta formata, assume tratti visibilmente negativi che ciascuna cultura individua nel proprio modello.
  • L’immagine demoniaca assume una validità culturale e storica che riscatta gruppi ed individui dall’angoscia contingente o metafisica.

Per capire come si è originato il concetto di demonio nel Cristianesimo, dobbiamo partire dall’Ebraismo. L’idea principale che domina la demonologia dell’Antico Testamento è che il diavolo non è una figura che si oppone a Dio, ma è dello stesso Dio voluto e creato per imporre all’uomo una prova. Il diavolo quindi nasce come forma di tentazione, il serpente che induce a mangiare il frutto proibito ed innesca la ribellione da parte dell’uomo contro Dio, dunque il peccato. Il mito di Satana è collegato al peccato di Adamo ed Eva e per un altro lato alla ribellione degli angeli accennato in Genesi. All’interno dell’Ebraismo ci sono diverse figurare demoniache e malefiche che corrispondono ad antiche divinità legate al deserto. Tra queste ricordiamo:

  • Serim (demoni capri, pelosi)
  • Sedim (demoni neri) ai quali gli ebrei sacrificarono i propri figli
  • Lilit (“spettro notturno” che abita nel deserto e corrisponde al demone babilonese Lilitu) il demone della tempesta e della lussuria.
  • Azazel (rapporto con il capro) a tale demonio viene inviato un capro espiatorio ai limiti del deserto. Il deserto è considerato la sede elettiva delle forze demoniache.

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La demonologia ebraica ha influenzato quella cristiana: da una parte ci sono figure demoniache che sottostanno sempre a Dio, dall’altra ci sono delle spiegazioni del male cosmico provenienti dalla stessa volontà di Dio. Nel Nuovo Testamento il diavolo è definito Satana, da satanas: dragone o serpente che il Cristo vede cadere dal cielo e sul quale è concesso potere ai discepoli e agli apostoli. Satana ha il potere di distruggere la parola seminata dall’evangelo, tenta Gesù, produce mali fisici, perseguita i segnali dell’evangelo, s’impadronisce dei sentimenti di Giuda; s’impossessa delle persone e si manifesta in forme visibili e può trasferirsi anche sugli animali (l’esempio dei porci). L’indemoniato manifesta episodi epilettici. Tutto il discorso si concentra ancora una volta sulla lotta tra il bene e il male compiuta definitivamente da Cristo nell’Apocalisse di Giovanni, dove il diavolo viene rappresentato come un dragone rosso con sette teste e dieci corna. Infine, nell’Apocalisse apocrifa di Paolo, i diavoli sembrano avere l’aspetto di vermi.

Venendo a una questione più concreta, nel libro dell’antropologo Di Nola, si leggono delle specifiche caratteristiche sia dell’azione esorcistica, che dei sintomi di una possessione. La prima è operata contro i posseduti e le divinità pagane. Nel Medioevo, ad esempio, la pratica esorcistica assume un’importanza eccezionale, sia in rapporto all’ampiezza delle condizioni morbose che erano attribuite all’invasamento diabolico, sia in conseguenza a dei fenomeni d’isterismo collettivo o di presunto invasamento. C’è da rilevare una differenza importante tra stato estatico e la possessione, mentre nel primo caso si tratta di un’uscita dal corpo e dall’avanzare verso l’anima in forma complessa e alta, nel secondo caso si tratta di una vera e propria invasione del corpo del malcapitato che si sente posseduto da forze esterne negative che trascinano verso la distruzione dell’anima.

I sintomi di una possessione sono definiti da Di Niola, ripresi dalla dottrina di Francesco Maria Guaccio sul tema “Dei segni per conoscere i demoniaci o le persone colpite dal semplice maleficio”. I sintomi sono vari e complessi, anche perché spesso devono essere sapientemente distinti da malattie psichiatriche. In genere, i sintomi sono racchiusi in due sezioni, manifestazioni sensorie e fisiologiche e quelle delle facoltà paranormali o eccezionali. Ecco il testo tratto dal libro “Il Diavolo” (pag.66 -67)

Nel primo ordine, possono rientrare: un inspiegabile formicolio, “quasi che l’ossesso avverta uno strisciare di formiche sotto la pelle”; palpitazioni di parti del corpo […] calore che sale dai piedi alla testa e scende dalla testa ai piedi; apparizione di una o di più vesciche sulla lingua, “che lasciano arguire la presenza di molti spiriti che hanno invaso il corpo”; il salire di un bolo alla gola, che si gonfia e poi si fa secco; l’emissione della lingua dalla bocca e il gonfiarsi di essa […] l’astenersi dal cibo e dalle bevande per sette o più giorni […] il senso di soffocamento alla gola; l’avvertire alla bocca dello stomaco un bolo, come di formiche, di vermi o di rane; il vomito in forma eccezionale; […] il gonfiamento del ventre; la costrizione nella zona cardiaca; il colore cedrino assunto dal volto (itterizia?); il non potere aprire gli occhi e sentirsi le membra legate; il sentirsi pungere nella zona cardiaca; […] l’indigestione, quando le medicine applicate non sono efficaci; la pulsazione delle arterie del collo. Al secondo ordine dei sintomi possono essere ascritti: il parlare lingue ignote o il comprenderle quando altri le parlino, […] il rivelare fatti occulti o dimenticati, o futuri, o arcani (quali, per es., i peccati e pensieri dei presenti); l’essere agitato in forma parossistica e in modo che non riescano a porre fine all’agitazione nemmeno uomini validi e forti; il sentire una voce interna che parla e non riuscire a percepire il significato delle parole […] l’impossibilità di sottoporsi alle cerimonie del culto divino; […] il fingere idiozia e stupidità, soprattutto quando si è invitati dal sacerdote a recitare le preghiere; […] il sentirsi spinto, da interna persuasione, verso un precipizio o al suicidio; il divenire improvvisamente stupidi, cechi, zoppi, sordi, muti, lunatici, paralitici; […]”

Un capitolo a parte meriterebbe un discorso sulla stregoneria e il concetto del diavolo che è legato anche al sesso e alla lussuria. Durante il periodo compreso tra il XV e il XVI secolo, l’Europa fu attraversata da una sorta d’isteria collettiva chiamata “caccia alle streghe” che poi ha trovato il suo acume nelle Inquisizioni. Le donne accusate di stregoneria erano categorizzate come persone con contatti diretti con il diavolo attraverso rituali e magie che davano il potere di un legame tra il demonio che s’impossessava di loro attraverso atti carnali, con la materializzazione dello stesso attraverso il rapimento di corpi defunti. Tale unione serviva alle streghe per avere poteri e dare al tempo stesso al diavolo la possibilità di esercitare il suo volere sul mondo e sulle cose. Non è un caso che le streghe siano state perseguitate durante il loro periodo di vita da accusatori provenienti soprattutto dal mondo ecclesiastico. Nel Malleus Maleficarum si possono leggere i veri atti dei processi contro le streghe, con riferimenti alla natura sessuale delle donne, che è definita insaziabile e quindi più vicina al peccato e al tradimento dei valori cristiani. Per quanto riguarda il potere e quindi dei reati che tali streghe compivano, era da ascrivere a formule magiche, a malocchi, incantesimi e via dicendo, che avevano quindi un collegamento con la magia nera. Non mancano riferimenti all’uso di erbe dal grande potere allucinogeno che serviva alle streghe per potersi inibire nei sabba notturni o durante i contatti che avevano con il demonio.

Nella cultura popolare, il diavolo è un’immagine calata nella concretezza di realtà naturali storiche e sociali, individuati in proiezioni ben precise. Il diavolo è associato alle malattie, soprattutto a quelle legate alla fecondità, infatti, molte volte si ricorreva a esorcismi per risolvere un problema di sterilità. Spesso, c’è l’associazione del diavolo ai fenomeni atmosferici negativi, come tempeste e tuoni, che spesso danneggiavano i raccolti e il bestiame ed erano appunto fatti dipendere da una maledizione diabolica. Il signore del male è anche associato al rischio economico e ai fallimenti che si susseguivano nelle vite delle persone ed era anche definito “custode dei tesori nascosti” perché le ricchezze erano sinonimo di peccato e soprattutto nell’ottica calvinista, chi accumulava ricchezza era dedito a una vita lontana dal principio della salvezza eterna. Infine, il diavolo è associato alla parte nefasta dei morti, cioè quando questi sono a cavallo tra il mondo reale e l’aldilà e devono combattere contro i demoni che cercano di rubare l’anima del defunto. Tutte queste credenze sono confluite nell’epoca moderna con il sopraggiungere di fenomeni complessi e articolati come la nascita della Massoneria, associata al Satanismo. Durante il Settecento e l’Ottocento, la Compagnia di Gesù lottava contro ordini satanici, come il Movimento Palladista, fino ad arrivare alle sette sataniche dei tempi moderni. Dietro la formazione di movimenti che si affidano a Satana appaiono altri elementi antropologicamente preoccupanti che non hanno relazioni con il modello religioso istituzionale. Le sette contemporanee sono il largo sintomo di una coscienza destabilizzata che non ha più validi consistenti storici. La follia omicida collettiva, l’aggressività nelle città senza significazioni valide, la dispersione di valori tradizionali conducono a forme associazionistiche non costruttive, ma distruttive, nelle quali può emergere accanto alle immagini di morte e di Satana, un segno di decomposizione cui frange la nuova generazione. Il brivido è diventato un gusto del tempo ed è sollecitato da una tempesta di mass media che è sintomo di un infantilismo retrogrado. Infine, si avverte una forma di ribellione nei confronti dell’ordine vigente e dello schematismo tradizionale da parte dei giovani che si sentono disorientati a trovare un proprio schema di valori condiviso e si aggrappano a sensazionalismi estremi con il satanismo e l’orrore.

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Enza Angela Massaro è una giornalista pubblicista, laureata in Sociologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Lavora come docente di sociologia e comunicazione presso enti di formazione e nel tempo libero si dedica alle sue due passioni: la moda e la fotografia.

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