Antropologia

La paura più antica al mondo? Quella di morire…

Ci sono persone che hanno così tanta paura della morte, da risultare agli altri insopportabili, pericolosi e fastidiosi, assumendo atteggiamenti così contorti e pericolosi da essere etichettati “egoisti”. Ma cos’è la paura della morte, questo insidioso incubo che affranta le persone e le rimanda in un ciclo vizioso? Un ciclo dedito al piacere dell’effimero, della ricerca dell’immediato?

Un giorno, considerevolmente, appoggiati ad un divano, da soli scopriranno che la paura della morte, consiste essenzialmente… In una consapevolezza nascosta che fa male: aver vissuto una vita non accontentandosi di ciò che si viveva. Un continuo rilascio e rimando al senso della gioventù bruciata o della fatidica formula “ipocondriaca” della nostra società.

Una società che ci rimanda al mito della perfezione, dove le vittime restano gli attori social più fragili, che senza la giusta informazione svuotano la propria immagine, cercando qualcosa che non sa di vita autentica, ma di soltanto apparenza. La paura della morte colpisce dei soggetti maggiormente ansiosi, che soffrono la vita, ma non sanno spiegarsi perché. E’ l’inquietudine di vivere senza speranza e senza uscita. Da una parte la disperazione, dall’altra la soluzione e la salvezza. E’ come se si trattasse di un rito di passaggio da superare. In genere si affronta durante il percorso adolescenziale, fino al raggiungimento dell’età matura.

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Non possiamo nascondere che la paura della morte sia in realtà una paura ancestrale, è come uno spillo nel cuore, che nasce con noi, da bambini fino all’età adulta. E’ un meccanismo che si risolve, con la crescita, accettando il concetto di “finitudine”. La spiritualità, dovrebbe aiutare a porre fine a questa paura. Attraverso un percorso di consapevolezza, si riescono a trovare i confini con il proprio tempo. L’oggi ed il domani. Il passato deve essere metabolizzato ed incanalato nella giusta direzione. Spesso, chi soffre d’amore, ha paura di morire, oppure chi non ha mai percepito l’ amore, ha paura di morire.

Chi si sente abbandonato, e forse lo è stato realmente nella propria infanzia o nei percorsi di vita successivi, ha avuto paura di morire, accatastando, magari ricordi spiacevoli, non del tutto superati. In genere, è una paura che colpisce le persone che hanno sofferto di tanta solitudine ed isolamento. Ma non è da escludere che la morte possa essere vista anche come scelta appropriata per la mente di chi non ha più speranze, un fattore da non sottovalutare.

La famiglia e i nostri cari sono la chiave di risoluzione, così come la fede ed il ritorno dei valori mancanti, come la speranza di un domani migliore e la ricerca di priorità essenziali. Chiudendo il cerchio della vita, l’uomo si sente completo, ma lo fa quando ha i mezzi per sentirsi appagato, quando ha davvero realizzato i suoi desideri. Tra i tanti desideri, bisognerebbe capire il grado d’importanza dato ai valori.

E’ tutta una questione di equilibrio tra il vivere frettolosamente sull’apparenza ed il vivere accettando con serenità la propria vita, cercando negli affetti la completezza mancante.

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Enza Angela Massaro è una giornalista pubblicista, laureata in Sociologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Lavora come docente di sociologia e comunicazione presso enti di formazione e nel tempo libero si dedica alle sue due passioni: la moda e la fotografia.

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