Sociologia

La dismorfofobia: sintomi, cause e possibili rimedi…

La dismorfofobia è un’eccessiva preoccupazione per il proprio aspetto fisico. Si percepisce come negativo un aspetto del proprio corpo, così tanto da risultare un problema per la persona affetta, tale da volersene liberare. L’approccio psicologico tratta la non-malattia quasi come lo fosse, vediamo com’è definita dalla fonte ufficiale: “L‘ eccessiva preoccupazione comporta una significativa tensione emozionale, isolamento sociale e una carenza significativa di benessere nelle vita di relazione, nel lavoro e nell’istruzione. I pazienti sviluppano comportamenti ritualistici ripetitivi e ossessivi, come il guardarsi alla specchio, l’acconciarsi in modo eccessivo e il porre frequenti domande per ottenere rassicurazioni dalla famiglia, dagli amici e dai medici. L’autoconsapevolezza può essere di grado elevato, inesistente o variabile nel tempo. La comparsa del disturbo avviene generalmente durante l’adolescenza ma la patologia può diventare cronica. L’incidenza è sconosciuta, si ritiene che ne sia affetto fino all’ 1% della popolazione degli Usa. La non-malattia dermatologica consta spesso anche di disturbi dolorosi caratterizzati da “bruciore” nella sede corporea affetta, in assenza di un’evidente patologia cutanea. La variante delirante è considerata un disturbo distinto, una psicosi ipocondriaca monosintomatica. I pazienti con dismorfofobia sono in genere ossessionati dalle sedi corporee più importanti nell’immagine esteriore e le fissazioni più frequenti riguardano il volto, il cuoio capelluto e i genitali.
Il disturbo psichico più frequentemente associato alla dismorfofobia è la depressione, che si sviluppa però nella maggior parte dei pazienti in seguito alla comparsa della dismorfofobia e può rappresentare una risposta al disturbo. I pazienti sono spesso molto irrascibili e talvolta presentano idee suicide (soprattutto le donne con problemi al volto) o pericolose per la vita. Altri problemi psichiatrici segnalati in associazione a questa condizione comprendono il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi borderline della personalità, narcisistico, la fobia sociale e problemi coniugali. La diagnosi di dismorfofobia è in genere facile. Se interrogato, il paziente riferisce preoccupazioni riguardo la comparsa, o lamenta un eccessivo bruciore in determinate sedi corporee, nonché tensioni emozionali ed effetti negativi della sua situazione sulla propria vita. All’anamnesi, si possano spesso riscontrare una famiglia e amici stressati, isolamento sociale e atteggiamenti rituali ripetitivi.”
(American Psychiotric Assaciation. Diagnostic and Statisticai Manual of Mentai Disorders. 4th ed. Washington, DC: American Psychiatr’ic Association, 994) (Cotterili JA. Body dismorphic disorder. Dermatol Clinics 1996; 14:457-463) L’interpretazione sociologica parte da un assunto di base, l’uomo e il suo corpo: un rapporto indefinito. Possiamo considerare come oggi le persone si percepiscano in base allo sguardo altrui ricevuto. Il consenso sociale rappresenta un motivo per cui le persone chiedono l’approvazione di un amico,di un parente o di un partner. L’interesse che si mostra verso il proprio corpo, in realtà è l’ansia scaricata sullo stesso. Le tensioni accumulate di una vita trascorsa a piacere agli altri, ad adattarsi ad un mito della perfezione. Di converso, preoccupazioni quotidiane e ritmi di vita veloci rendono l’individuo attivo e quasi difficilmente pensa ai propri difetti fisici, manca proprio il tempo per farlo! Nel caso specifico, le persone che vivono questa problematica, sanno di non essere compresi e magari anche giudicati, vivono il disagio di sentirsi considerati “superficiali”. Si rischia il senso di smarrimento, la perdita della propria identità. L’idea di volersi adattare necessariamente a dei modelli preconfezionati dalla società è la motivazione che spinge le persone a fossilizzarsi sul proprio aspetto fisico ma in fondo il vero problema parte sempre da ciò che l’individuo ha vissuto nella propria vita. Il contesto ambientale può condizionare i suoi gusti, le sue preferenze, le sue rappresentazioni mentali di come dovrebbe essere un corpo per lui/lei amato. L’etologia ci aiuta a comprendere il comportamento animale, associato all’uomo. Un esempio notevole è l’etologo Desmond Morris, che nel suo libro – l’animale donna – spiega il motivo per cui si preferiscono determinati aspetti delle donne rispetto ad altri, perché le donne ambiscono ad una forma snella piuttosto che normale, il perché gli uomini amino le labbra carnose piuttosto che quelle sottili e così via; ogni aspetto del corpo viene messo sotto osservazione. Lo consiglio di leggere perché è un libro molto istruttivo e normalizza il punto di vista di chi intravede in un’insoddisfazione perenne una malattia.
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Enza Angela Massaro è una giornalista pubblicista, laureata in Sociologia presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II. Lavora come docente di sociologia e comunicazione presso enti di formazione e nel tempo libero si dedica alle sue due passioni: la moda e la fotografia.

7 commenti

  • Doxenya

    Purtroppo si! Vorrei tanto che gli uomini comprendessero il motivo per cui le donne non si accettano per ciò che sono. Spesso le criticano ma non sanno che per loro è davvero un problema. Modelli distorti diffusi dai media. C’è chi ne resta vittima. Che fare?

  • Gabriele

    Fornire modelli alternativi, insegnare a pensare con la propria testa, .. tutte frasi preconfezionate. Forse direi semplicemente capire perchè il modello distorto attecchisce con così tanta forza sul terreno che trova.. il problema è l’erbaccia o il terreno??

  • lorenzo

    il problema, sta nel fatto che, troppe persone ti devastano psicologicamente ed emotivamente e non avendo abbastanza armi per rispondere per via della giovane età, sarai costretto a crescere nella paura e ad odiarti fino a mollare e a essere schiavo delle offese incassate. ma prima o poi scatterai, in positivo o in negativo….attenzione a ciò che si dice alla gente.

  • Doxenya

    Bisogna anche essere molto forti, nel “mandare a quel paese” le persone che ci criticano perché non rispondiamo a quei modelli che si aspettano da noi. Mandare a quel paese è un eufemismo, per dire che la forza consiste nell’azione immediata all’offesa, di sapersi difendere da chi “giudica” in maniera inconsapevole. Nessuno può conoscere lo stato interiore di una persona, se non valutando ciò che è davvero. Ma questo non è possibile perché non abbiamo il tempo di conoscere tutti, per questo, la prudenza vuole che non si deve esagerare nei”giudizi di valore” sulle persone e su questo concordo con te, Lorenzo!